Alessandro Bellucci: grande appassionato dell’allevamento dei carduelidi esotici sudamericani

Alessandro Bellucci è dipendente presso il negozio L’ISOLA DEI TESORI di Bastia Umbra e esperto consulente di acquariologia e volatili, per i quali è allevatore appassionato. Grazie alla sua laurea sul miglioramento genetico animale presso l’Università di Perugia,  sta conducendo studi e mutazioni con una selezione del Cardinalino del Venezuela.

Per conoscere meglio Alessandro Bellucci condividiamo in questa pagina un’intervista realizzata ad Alessandro, grande appassionato dell’allevamento dei carduelidi esotici sudamericani. Alessandro e’ venuto recentemente in possesso di alcuni Cardinalini del Venezuela cromaticamente anomali, tendenti al melanismo e sta continuando la selezione di questi soggetti, verso il Cardinalino del Venezuela nero.

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1) Buongiorno Alessandro, vuole sintetizzarci come e perche’ e’ iniziata questa impresa-avventura?

Allevo i Cardinalini del Venezuela da piu’ di venti anni. Ho iniziato con il tipo ancestrale per poi passare alle mutazioni. Attualmente sto selezionando la mutazione Bruno Pastello, denominata in precedenza Isabella. Non ricordo di preciso l’anno, ma in una edizione della mostra internazionale di Reggio Emilia ebbi modo di vedere alcuni cardinalini interamente melanici, credo che l’allevatore fosse Mellinato.

Rimasi letteralmente incantato. Erano tre o quattro coppie, i maschi erano totalmente neri, becco e zampe compresi. Il rosso vermiglio delle barrature alari e del centro del petto faceva un contrasto stupefacente; le femmine, piu’ mestamente erano di colore grigio topo con accenni di rosso nelle zone di elezione lipocromica. Provai subito a contrattare una coppia, ma non erano in vendita, solo in esposizione.

Il viaggio verso casa fu un continuo ripensare a quelle coppie di cardinalini neri e iniziai a documentarmi. Qualche riferimento e alcune notizie li lessi nel libro di De Baseggio “Fringillidi Speciali”, capitolo: “alla ricerca del canarino nero”, dove l’autore esponeva ed esaminava varie ipotesi di ibridazione. Il tempo passo’ e ricordo di non aver piu’ visto cardinalini neri nelle verie manifestazioni ornitologiche.

L’anno passato lessi un paio di articoli su questo argomento, completi di foto molto interessanti. In particolare, le foto di alcune cardinaline mi ricordavano quelle melaniniche viste anni indietro. Cercai qualche contatto e in maniera del tutto fortuita riuscii a procurarmi un paio di femmine e un maschio con cui poter lavorare.

Le due femmine erano la madre e la figlia, mentre il maschio un poliibrido. Sia il maschio che la femmina piu’ anziana non entrarono mai in estro e la femmina giovane, alla fine, fu accoppiata ad un cardinalino ancestrale. Da questa unione sono nati sei soggetti: tre maschi e tre femmine. Li ho colorati e i tre maschi sembrano dei cardinalini ancestrali, con becco e gambe molto neri. Le femmine, invece, due su tre assomigliano alla madre.

Cardinalino melaninico maschio – foto Simone Arteritano allevamento Bellucci© (riproduzione vietata senza il consenso scritto dell’autore)

2) A livello di espressivita’ melaninica, quanto sono gia’ neri i suoi Cardinalini mutati e ritiene che con la selezione possano assumere una livrea spiccatamente nera?

1Il Cardinalino del Venezuela ha svolto in passato un ruolo fondamentale per la creazione del canarino a fattore rosso, e pare sia intervenuto anche nella creazione dei canarini mosaico, categoria oggi largamente allevata e diffusa. Per il fattore nero sono al primo giro di boa. Ho ottenuto sei novelli, tre femmine e tre maschi.

Un maschio e’ stato scambiato con l’allevatore in possesso dell’altra parte del ceppo. Per quanto riguarda le femmine, sono abbastanza soddisfatto perche’ con questo primo passaggio si e’ ridotta la taglia di almeno un centimetro; sui maschi sono molto indietro. La selezione comportera’, almeno per i primi anni, accoppiamenti in consanguineita’ abbastanza stretta, utilizzando la capostipite con il miglior figlio, nel tentativo di “pompare” nella discendenza una maggiore quantita’ di nero.

L’altro maschio verra’ accoppiato con le tre sorelle. Pur avendo a disposizione un maschio proveniente dall’altro ceppo, penso di non utilizzarlo per il momento, forse il prossimo anno con una femmina di seconda generazione. Sono convinto che i soggetti in mio possesso siano dei poliibridi, con un livello genetico estremamente variabile.

Il nero non e’ una mutazione recessiva o sesso-legata ma credo sia di tipo quantitativo multifattoriale, cioe’ interessa piu’ geni, dato che gli esemplari in mio possesso sono dei poliibridi, gli accoppiamenti madre x figlio, e fratello x sorella non dovrebbero dare alcun problema, perche’ il livello di eterozigosi e’ elevatissimo. Sono stati utilizzati per ottenere questi esemplari almeno tre spinus sudamericani, tra cui: il negrito della Bolivia, il cardinalino del Venezuela e il lucherino ventregiallo. Il tempo, credo almeno quattro o cinque anni, ci dira’ se la strada che sto percorrendo e’ quella giusta!

3) Come sta sviluppando il lavoro selettivo, ricorre ad ulteriori ibridazioni con altre specie di carduelidi sudamericani melaninici, come ad esempio il Negrito della Bolivia o il Lucherino Ventregiallo?

Quest’anno ho ottenuto una femmina di negrito della Bolivia particolarmente piccola, non a livello del cardinalino ma comunque piu’ piccola di un negrito, al momento sta svernando con un cardinalino ancestrale. Ripeto, il nero a mio parere e’ una mutazione quantitativa ad espressione maggiore nel negrito della Bolivia. Il problema con il negrito e’ la taglia, decisamente piu’ grande del cardinalino.

Da questa ibridazione mi aspetto degli ibridi intermedi, eventualmente da accoppiare con il ceppo originario. Tutto questo e’ possibile grazie al fatto che gli accoppiamenti tra spinus sudamericani generano ibridi fecondi, o comunque con un alto grado di fecondita’, sia maschile che femminile. Non penso sia utile reinserire il lucherino ventregiallo, anche perche’ la componente nera, seppure parziale, e’ presente solo nella livrea del maschio e non della femmina.

4) Pensa sia un lavoro tutto sommato valido e produttivo, sotto l’aspetto estetico, etico e commerciale, convertire un fringillide tanto appariscente a piumaggio rosso vermiglio, certamente il fringillide della Terra con maggiore carica di lipocromo rosso in livrea, in un uccello nero o comunque spiccatamente melaninico? Come potra’ competere in bellezza con il Negrito della Bolivia o il Lucherino Ventregiallo?

Sotto l’aspetto estetico mi aspetto di vedere, tra qualche anno, un cardinalino totalmente nero con parte del petto e delle barrature alari rosso vermiglio, e credo che il contrasto tra i due colori sia magnifico, fantastico.

Non vedo dal punto di vista etico alcuna limitazione morale nel creare colorazioni nuove. Le mutazioni presenti nel cardinalino sono state tutte traslate dal lucherino europeo, o dal lucherino testanera; l’ultima che ho potuto ammirare e’ la mutazione avorio realizzata dal bravo allevatore Simonetta, traslata dal lucherino europeo. Se prendiamo ad esempio il canarino, allevato da centinaia di anni, ha manifestato tra mutazioni e sovrapposizioni, decine e decine di colori e forme diverse, tra queste alcune sono state inserite grazie al cardinalino. Penso al fattore rosso o allo Jaspe, quest’ultimo derivato dalla mutazione diluito degli spinus sudamericani tra cui il cardinalino.

Il cardinalino si comporta come la chiave che riesce ad aprire una serratura, in questo caso a trasferire al canarino alcune importanti mutazioni che appaiono nel lucherino europeo. Queste vengono prima trasferite dal lucherino al cardinalino, e poi di conseguenza al canarino; e’ solo una questione di tempo. Per altri canarini come il Lizard e lo stesso canarino di colore mosaico, alcuni autori ritengono che il risultato finale e’ stato ottenuto a partire da pregresse ibridazioni.

Nel Verzellino (Serinus serinus) le mutazioni del Canarino non attecchiscono, questo perche’ il fringillide sembra manifestare un blocco genetico che non consente di arrivare oltre gli R2 (reincroci di seconda generazione), perche’ i soggetti si rivelano poi sterili. La mutazione bruna e altre che sono in arrivo nel verzellino, sono state ottenute in realta’ grazie ad esemplari mutati di cattura, fissate e selezionate poi da ottimi allevatori.

Sono convinto che in tutti i fringillidi siano presenti, o possano mutare, i geni che hanno consentito al canarino di essere cosi’ popolare nelle forme e nei colori, basta solo avere la pazienza di attendere e tirarli fuori nel fenotipo. Dal punto di vista commerciale, le mutazioni piu’ recenti ed “ardite” danno vita ad esemplari unici che non hanno prezzo, perche’ non sara’ mai quantificabile tutto il lavoro e l’impegno pluriennale profuso per pervenire a certi risultati, per molti versi “sorprendenti”.

La nuova mutazione melaninica del Cardinalino, una volta fissata dovra’ essere riconosciuta. Credo che non avra’ mai problemi a competere esteticamente con altri spinus sudamericani come il negrito, anche perche’ sara’ una mutazione peculiare: di taglia ridotta, soggetti vivacissimi e curiosi com’e’ caratteristica comportamentale del Cardinalino. Si trattera’ di un autentico gioiellino alato, interamente creato in allevamento.

Cardinalino melaninico femmina – foto Simone Arteritano allevamento Bellucci© (riproduzione vietata senza il consenso scritto dell’autore)

5) Sta lavorando al suo ardito progetto in solitaria o in cordata? Perche’ si decide di manipolare a proprio gusto le creature della natura: per una sfida con se stessi, per dimostrare ai colleghi le proprie capacita’ di allevatore, o che altro? Non sussiste il serio pericolo di continuare a manomettere il genotipo del Cardinalino con ibridazioni e meticciamenti, svilendo a lungo andare con detti inquinamenti genetici i ceppi domestici di Cardinalino del Venezuela?

1Come dicevo c’e’ una collaborazione in corso con un collega della provincia di Teramo, che ha un’altra parte del ceppo. Alcuni esemplari sono andati dispersi e non sappiamo se gli allevatori che ne sono entrati in possesso si rendono conto di cio’ che hanno in mano. E’ dai tempi dei tempi che l’uomo manipola a proprio gusto le creature della natura, sia del regno animale che vegetale, ovviamente lo fa per migliorare la sua stessa vita. Quante sono le razze di pollo create dall’uomo, o ad esempio quante sono le varieta’ di piccione o di qualsiasi animale domestico? Vogliamo parlare dei cani e dei gatti?

Tutto cio’ e insito nell’uomo. Immagino il pastore primitivo che dopo aver catturato e addomesticato delle capre selvatiche vide che alcune di esse anziche’ partorire un solo piccolo, ne partorivano due o tre. Immagino che prima di scegliere quelle da sacrificare per mangiarle, abbia riflettuto se uccidere le femmine provenienti da parti gemellari o da parti singoli. Questa e’ la selezione, una volta si faceva per avere piu’ cibo, oggi anche per la bellezza delle forme e dei colori. Rimane comunque una sfida con se stessi, ma vi e’ anche la soddisfazione di associare il proprio nome a qualcosa di nuovo ed inedito.

Mi spiace dirlo, ma il genotipo del cardinalino non esiste piu’ da tempo! Forse trenta anni fa ancora si poteva trovare qualche esemplare puro, oggi per avere dei veri esemplari ancestrali bisognerebbe poter attingere da quei pochi rimasti in natura, ma cio’ non e’ possibile ed e’ giusto che sia cosi’. All’inizio la maggiore difficolta’ ad allevare questa specie era nel fatto che le femmine, dopo quattro – sei giorni non coprivano piu’ i piccoli sul nido che dovevano essere necessariamente baliati.

Pare che questo problema fu risolto grazie ai lucherini europei, che invece coprono i piccoli per un periodo piu’ lungo. L’ibridazione con il lucherino europeo, e poi con il ritorno verso il cardinalino, ha consentito di risolvere questo problema inquinando i ceppi di cardinalini presenti in Europa. Il riscontro e’ facile farlo, oggi le femmine ancestrali non abbandonano piu’ il nido, come mai?

Vorrei fare una riflessione sulle poche coppie di Cardinalino del Venezuela ancora presenti in natura, minacciate non piu’ dal prelievo indiscriminato ma dalle manomissioni dell’habitat causate dall’uomo. I territori del Sud America sono intensamente sfruttati sia per la presenza di enormi giacimenti di petrolio, che per le coltivazioni ottenute attraverso il disboscamento. Per conseguenza, un giorno purtroppo non molto lontano, il Cardinalino del Venezuela non esistera’ piu’ in Natura!

Grazie mille Alessandro, per il tempo che ci ha cortesemente dedicato e, anche a nome dei nostri Lettori, le auguro il tradizionale “in bocca al lupo!”.

Cardinalino melaninico femmina – foto Simone Arteritano allevamento Bellucci© (riproduzione vietata senza il consenso scritto dell’autore) Cardinalino melaninico femmina – foto Simone Arteritano allevamento Bellucci© (riproduzione vietata senza il consenso scritto dell’autore)

Testo di: Francesco Chieppa – Alessandro Bellucci
Foto di: Simone Arteritano – allevamento di: Alessandro Bellucci

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